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Le Domande Di Brian

June 2, 2011

Un libro non andrebbe mai giudicato dalla copertina, ma da qualcosa si deve pur iniziare. Quando mi sono trovata in libreria qualche settimana fa, per caso mi è caduto lo sguardo su questo libro: “Le domande di Brian”, di David Nicholls. Mai sentito il titolo e mai sentito l’autore. Casa editrice sconosciuta. Ottimo: qualcosa di nuovo!

Il romanzo è ambientato in Inghilterra negli anni ’80, periodo a me quanto mai caro ed oscuro al tempo stesso, e racconta la storia di Brian, un ragazzo non particolarmente intelligente, non particolarmente bello (fantastiche le descrizioni accurate delle pustole/brufoli del suo viso), ma particolarmente intraprendente. Non è per nulla un giovane Leopardi che si arrabbia con la natura perchè è brutto, e per questo sente di essere tagliato fuori dal mondo: per carità! Brian sta per lasciare casa propria, gli amici bulletti Spence e Tone (gli unici che lo apprezzano davvero), per andare a studiare LetIng -come la definisce lui- ossia letteratura inglese. Appena arrivato al campus, dopo neanche aver terminato di formulare i buoni propositi del caso, si butta subito tra le feste e le ragazze. Quando scopre poi di poter partecipare a “University challenge” (una sorta di “Chi vuol essere milionario” dedicato solo a studenti universitari cervelloni), sente che il suo momento di gloria è arrivato.

Raccontata così, sembra la solita noiosa storia del ragazzo emarginato che con intelligenza e caparbietà riesce però a raggiungere i propri obiettivi. Sbagliato. Con “Le domande di Brian” si ride di gusto, grazie ai simpatici siparietti di Brian, che spera sempre che sia finalmente arrivata l’occasione di perdere la verginità ; il suo finto atteggiamento da secchione che scivola miseramente nelle svariate sbronze, che volutamente o meno scandiscono la sua vita universitaria. La tormentata storia con Alice, amica/amante/amica/traditrice, è quella di tanti ragazzi che si trovano non volendo a diventare il migliore amico proprio della ragazza a cui stanno facendo disperatamente il filo. E se ci scappa qualcosa, come tra Brian e Alice, è solo “nel nome dell’amicizia”.

Finalmente un romanzo di formazione moderno. Perchè, diciamoci la verità, al giorno d’oggi i giovani non crescono più leggendo i classici e meditando sulla vita accarezzandosi i primi peli irsuti sul viso. Brian difatti arriverà a crescere, affrontando la morte del padre e capendo il significato della vera amicizia, grazie alla musica, le figuracce e al suo mitico futon artigianale, e soprattutto arrivando alla conclusione che tutta l’erudizione del mondo non vale un minuto di vita vissuta davvero.

Hello world!

May 31, 2011

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